Carramba che programma

Sull’Opinione.

Carramba che fortuna, pur essendo un programma intrinsecamente consegnato all’epoca del reality, continua ad essere una delle trasmissioni italiane più classiche e rigorose.
E si badi che quello che più conta, riferendosi a Raffaella Carrà come ad un prodotto tradizionalista, non solo non c’è alcuna, seppure vaga, accusa di anacronismo, ma nemmeno una qualche taccia di operazione retrograda o nostalgica, sotto-culturale e non.

Carramba è come deve essere e come è sempre stato. Probabilmente, uno show che non avrebbe voluto e potuto commuovere tanto, se, ad esempio, fosse stato prodotto solo nei tardi anni ‘70 e primi ‘80. Ma che, se invece è sugli stomaci e non solo sugli occhi dei suoi fan che deve fare presa - se, dunque, si deve pur fondare su una necessaria spettacolarizzazione delle emozioni, altrimenti private, di gente comune - lo fa più con un spirito di vecchia guardia decadente che anticipa, piuttosto che di grigia attualità - scadente - che indietreggia.

La sigla è semplicemente strepitosa: un manifesto di resistenza alla mancanza di sincerità e di talento della televisione contemporanea. Il trionfo 2008 della finzione scenica, del piccolo medio artificio linguistico dietro ogni sipario, ogni trucco di una soubrette che, forse, solo in questa stagione della sua vita può trionfare del tutto, perché sempre più parte anch’ella, in prima persona, di una messa in scena essenziale che si va dimenticando: la menzogna infinita e demiurgica dello spettacolo. Continua a leggere ‘Carramba che programma’

La prima settimana di YouDem

Domani sull’Opinione, per la rubrica di critica televisiva.

La prima settimana della YouDem Tv è partita, com’era prevedibile, troppo presto, e gli effetti si vedono tanto da un punto di vista squisitamento (si fa per dire) tecnico, quanto da uno grossolonamente contenutistico.
Ma battere di qualche giorno la Red Tv dalemiana era una prospettiva troppo allettante per chi aveva intrapreso la sua lunga strada verso la pubblicazione di una piattaforma imperfetta diversi mesi prima della web tv correntista.

E così, il canale è partito, con fermo bando alle assonanze con YouPorn, e anche alle accuse, che povengono dagli ambienti più variegati (in particolare il Claudio Caprara direttore di Nessuno Tv - sebbene sappiamo che Red Tv si baserà principalmente sull’esperienza proprio di Nessuno Tv) che il concetto stesso di libertà dell’utente di un concetto di web tv non possa essere messo a repentaglio dal concetto di Partito democratico.

Naturalmente, le prime prove di quanto sostengono i detrattori su questa posizione, sarebbero anche già arrivate. YouDem, per suo manifesto politico, è un canale aperto ai contenuti degli ascoltatori, ma come uno YouTube dai gusti leggermente più difficili, come una Current Tv di Al Gore, per la precisione. E, dal momento che i suoi “programmi” non sono solo visibili via internet e via cellulare di “ultima generazione” (come si attesta in vari disclaimer sul sito, forse per scoraggiare qualche indeciso), ma anche sul canale 813 di Sky, e dunque si potrebbe prima o poi fare sul serio in quanto ad ascoltatori e tipologie di ascoltatori, i dirigenti di YouDem si stanno dimostrando aperti soprattutto ai contenuti prodotti da essi stessi, o alle loro opinioni sui contenuti prodotti effettivamente dagli utenti. Continua a leggere ‘La prima settimana di YouDem’

Candy Candy in un’ora e mezza

Domani sull’Opinione pezzo sull’opera di un genio del montaggio.

Chiunque negli anni ottanta abbia avuto un cuore, e ha meno di 40 anni oggi, sa benissimo di chi stiamo parlando quando parliamo di Candy Candy.
Tutti gli altri, come succede da anni, faranno finta più o meno efficacemente di non averlo mai saputo. I più astuti, e fra questi non ultime alcune signore sulla sessantina che ne dimostrano fino a quindici anni di meno, simuleranno, con la stessa credibilità con cui mentono sull’età, di averlo invece dimenticato.
Candy, in ogni caso, è la più famosa orfana di orientamento tardissimo e romantico di cui si abbia traccia nella cultura nipponica ambientata nel Regno Unito. Si, perché Candy era inglesissima.

Una delle prime cose che di questa interminabile e bellissima serie a cartoni animati si apprende, non appena un vecchio spettatore raggiunga l’agognato senno di poi, è proprio il fatto che Candy raccontava, in modo molto originale per i suoi tempi, di sentimenti e di emozioni che ancora oggi sono attualissime e validissime, anche nel nostro mondo, se non altro perché gran parte del nostro mondo, se abbiamo conosciuto Candy Candy in tempi utili e non sospetti, è stato talmente influenzato da Candy Candy che, se facciamo proprio attenzione, non ce ne siamo resi conto, ma abbiamo chiamato nostro figlio Clin (come l’animale selvatico da compagnia della nostra dama con l’ermellino contemporaneizzata preferita). Continua a leggere ‘Candy Candy in un’ora e mezza’

Raffaella Fico declinata

Domani su l’Opinione.

Raffaella Fico - dovete sapere - è una ex concorrente del Grande Fratello che un mese fa si era messa in testa un’idea meravigliosa, nascosta fra i ricci di cui è naturalmente e napoletanamente dotata: vendere la propria verginità per un milione di euro. Ora, Raffaella Fico è lungi dal non provarci neanche, ad declinare il suo nomen omen per la gioia dei figli delle lettrici di Diva & Donna. Raffaella è un bellissima ragazza dotata di un calore più che semplicemente mediterraneo: quasi libanese. E’ di quelle brunette di piccola statura che sono sarebbero la delizia dei fumettari, e invece, molto spesso, finiscono per essere l’accompagnatrici dei soliti ignoti noti imprenditori delle didascalie di Chi.

Dunque, niente di straordinario nel cercare di vendersi, o quantomeno affittarsi, in cambio di somme di denaro. Forse, il vero elemento di disturbo (o di estraneità), in questa prima parte della vicenda, è la presunta verginità di un essere umano ventenne di livello e di sesso femminile che abbia partecipato alle selezioni del Grande Fratello, le abbia superate, che abbia partecipato al reality e ne sia uscita da mesi. Del resto, ci vengono presto in mente tutti i notissimi luoghi comuni che si riferiscono alle verginità delle alunne di istituto di suore negli anni ‘70 e ‘80. Ma tant’è. Continua a leggere ‘Raffaella Fico declinata’

La Rai gioca alla mamma su YouTube

Anticipazione di un pezzo di domani su l’Opinione.

Il lento processo di avvicinamento dell’antica Rai al web compie in questi giorni un’accelerata talmente decisa che perfino i giornalisti de la7, la prima della classe nel settore, potrebbero cominciare a sentire una discreta quantità di fiato sul blog.

Già un anno fa la Rai si era dotata della chicca di un account YouTube da “director”, cioè personalizzato col proprio logo e i propri contenuti - a dire il vero, però, fino a ieri ancora decisamente scarni e poco interattivi. Una sorta di Blob “ottimista e di sinistra”, solo apparentemente personalizzabile dall’utente, nei suoi corsi e ricorsi di servizi chiave dei tg e backstage di infotainment dai nomi poco usati.

Da oggi le cose cambiano, e di molto. Il nuovo accordo Rai-YouTube (e dunque Rai-Google) prevede una distribuzione decisamente massiccia di contenuto online: saranno presenti anche programmi relativamente interessanti, e ben oltre il vetusto limite della clip da 2-3 minuti. Inoltre, lo spazio sarà suddiviso in canali tematici, di modo che i bambini che ne usufruiranno - certamente, ben prima e più efficacemente dei loro genitori - possano evitare con accuratezza di guardare i cartoni animati loro riservati. Continua a leggere ‘La Rai gioca alla mamma su YouTube’

Nessun favoreggiamento alla Carfagna

Domani in edicola su l’Opinione

Cast della grandi occasioni, a Porta a Porta, la notte di questo giovedì. Il solito ensemble variegato, da variante di barzelletta sporca, stavolta è dedito al tema della prostituzione. Un prete, un ministro, un’attrice, una giornalista e un giornalista-cliente (per sua ammissione e nostra delizia) discutono intorno alla questione morale (e logistica) di come fare a meno di questa categoria, vecchia come il mondo, fonte di desiderio rinnovabile, alternativa alla sempre più ripida burocrazia dei sentimenti, altro oppio dei benestanti.

Mara Carfagna, possiamo dirlo senza alcun favoreggiamento, non era forse mai stata così bella in televisione. Veste d’una camicetta chiara, leggermente aperta sullo sterno divino, tessuta in uno di quei filati che non possono esistere in natura, e che ci ricordano, quando siamo ispirati, l’idea che ci facciamo delle camicette del futuro quando siamo bambini, e guardiamo troppa televisione, o semplicemente poche sfilate di un certo livello. E’ astratto, nuovo, relativamente impalbabile eppure concretissimo.

La medesima camicetta pare mettere la dita nel naso e sollevare di peso quella, a pois, indecisi, che indossa la sagace Ritanna Armeni. Continua a leggere ‘Nessun favoreggiamento alla Carfagna’

Uomini e donne, strage linguistica e morale

Domani su l’Opinione

Ogni tanto, forse, vale la pena di tornare a guardare Uomini & Donne, come parenti di vittime di gravi delitti irrisolti che sentano il bisogno di rivedere, di tanto in tanto, la scena del crimine. Del resto, molto spesso, parenti di vittime di Uomini & Donne lo siamo davvero.

Questo programma, più che di un semplice delitto, è il reo confesso di una strage: linguistica, spesso morale, a volte semplicemente esistenziale, per centinaia di migliaia di adolescenti di ogni età, estrazione e pronuncia della parola “love”. Una disgrazia, quella di guardare con attenzione Uomini & Donne, che non risparmia certo laureati, anche in università pubbliche e, quel che stupisce maggiormente, anche diversi adulti non del tutto vaccinati, che scorgono nelle lunghe “esterne” e nel gergo da appuntamento galante 2008 che è l’ossatura della trasmissione, un Manuale d’amore che sia più attuale e meno doloroso o divertente da applicare rispetto a quelli diretti da Giovanni Veronesi.
C’è poco da dire sulla struttura del programma che non si sappia già, e che non si dispressi già.

Eppure, nei pomeriggi d’autunno, non è impossibile scorgere intere camere doppie di bocconiane - dal discreto tempo libero, e dalla notevole disponibilità economica e di fascino (alcune, si dice, somigliano persino alla velina bionda) - intente a far finta con se stesse di leggere Diva & Donna, mentre non fanno altro che guardare la De Filippi. Quando se lo confessano a vicenda, diventano amiche per la vita. Continua a leggere ‘Uomini e donne, strage linguistica e morale’

Nostra Senette del varesotto

Domani sull’Opinione

Ah, Francesca Senette! Non si può stare né senza di lei su Rete 4, né con lei su Rai Due. Eppure, come rispettando una di quelle infallibili, cosiddette leggi del pessimismo di Murphy, è proprio questa la situazione che i palinsesti italiani propongono allo spettatore di questo autunno. La conduzione dell’Italia allo specchio (alle 14.40, dal lunedì al venerdì significa molte cose per la giornalista. Prima di tutto, l’addio a quella sorta di aura di stagismo d’alto bordo che incorniciava le sue impressioni video presso Emilio Fede.

In secondo luogo, l’addio della fascia del primo pomeriggio di Rai 2 all’atmosfera leggera e ammiccante dell’Italia sul 2, in favore di una cappa pesante e relativamente giustizialista, oltreché piuttosto poco credibile a quell’ora e con quei mezzi (le minifiction ricostruttive di coltellate, rapine, sparatorie). Gli spettatori in dubbio se darsi o no a Uomini e donne, sono avvertiti. Morale della favola: la Senette, da una parte, perde di colpo la dose esatta di credibilità che aver condotto per anni la rubrica Sipario del Tg4 poteva comportare; gli spettatori perdono il minimo intrattenimento che le loro speranze su Milo Infante che finalmente si decideva a provarci con Monica Leofreddi potevano comportare.

Abbastanza infighita dal suo blog ultra-gloss - e dall’odore forte di mastoplastica - Francesca, dunque, tanto fa sentire la sua mancanza al pubblico del Tg4 (anziani in cerca di opinioni forti, giovanotti di mezz’età in cerca di emozioni deboli), quanto la sua presenza a quello di Rai 2 (anziani in cerca di emozioni forti, giovani in cerca di opinioni debolissime).
Tratta le marchette all’Isola dei famosi come un affare di stato, e gli affari di stato come marchette al politico ospite di turno. Continua a leggere ‘Nostra Senette del varesotto’

La morte apparente di Marge Simpson

Domani in edicola con l’Opinione

Una delle ultime operazioni tardodadaistiche dei blog italiani è riuscita una volta di più a far riflettere i vecchi media (mentre i nuovi pubblicitari sghignazzano) su quanto grande possa essere il potere di una bufala ben distribuita. I blog, che sono il territorio dei giornalisti fai da te ad alto tasso di professionalità fake, ogni tanto danno il meglio di sé.

Quando, senza alcun bisogno di fingere qualità o competenze che non hanno, e che non avrebbe alcun senso per loro avere, esprimono una forza che è invece gli è propria ed esclusiva, come connaturata a questi scrittori di internet. Non c’è giornalista in odore di Pulitzer al mondo che sappia dare una notizia finta come un blogger in odore di farsi quattro risate (anche alle spalle di fior di direttori), o di farsi linkare o notare. Questo, perché è nel codice genetico del blogger, da prima ancora che si chiamasse così, da quando era semplicemente l’animatore o il molestatore dei gruppi di discussione di Usenet (ancora validamente attivi sullo scibile e nel mondo, del resto), deridere il medium ufficiale, il comunicatore patentato, il pianeta delle scimmie che voleva ricolonizzare.

Il blogger, se ci pensate, è la parodia nata del giornalista della carta stampata, è come una scimmia che lo sfotte allo specchio facendo tutto il contrario di quello che fa lui, sebbene con perfetta sincronia.
Il tema del caso di questi giorni è solo relativamente triviale: la presunta morte di una delle presenza fisse all’interno di una delle serie televisive più amate di sempre.

Il 17 di questo settembre compare su Giornalettismo.com un post a firma Ciro Ascione (guardacaso, troll confesso, disturbatore professionista della rete), che annuncia la decisione, da parte della produzione dei Simpson, di far morire Marge, la madre di famiglia della famiglia gialla, al termine della ventesima stagione della serie. Non si riportano fonti della fuga di notizie, se non quella di un fantomatico responsabile del “visual catering”. La morte non dovrebbe avvenire in maniera “eroica, ma non si esaurirà nemmeno in una gag facile”. Continua a leggere ‘La morte apparente di Marge Simpson’

La Gelmini e lo stato di supplenza

Domani su l’Opinione.

Dopo la lunga pausa estiva, la ripresa della programmazione di Porta a porta non sembra aver apportato alcuna particolare bonifica al format di Bruno Vespa, che continua a navigare placidamente nell’acqua sua stessa, quella che i proverbi salentini identificano come miglior sistema in cui cuocere al meglio un polpo.

I ministri mutano, i gabinetti pure, ma il succo di ogni puntata da Bruno rimane lo stesso, da anni ed anni o, perlomeno, dacché Renato Mannheimer è una presenza fissa nella fase terminale e solo apparentemente meno dolorosa delle nostre giornate. Porta a porta è la versione televisiva del concetto di incomunicabilità novecentesca, vari anni dopo che le prove letterarie, teatrali, figurative sullo stesso tema hanno dimostrato il loro fulgore e poi il loro fallimento, una dopo l’altra.
Vespa no, non fallisce nel suo intento poetico, forte e limpido come un richiamo della foresta, avvertito chiaramente ogni volta che un ospite viene ascoltato dal suo rivale dirimpettaio di divano; ogni volta che un concetto chiave non viene espresso da un sommario fuorviante del conduttore, a cose fatte; ogni volta che qualcosa sembra andare per il verso giusto. Continua a leggere ‘La Gelmini e lo stato di supplenza’

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