Ieri pomeriggio strano indeed, per non dire altro. Vengo spedito in missione segretissima da mia nonna presso il sindaco del comune di T******. Siccome è abbastanza lontano, e possiede delle alture da far invidia a P*******, ci vado in assetto da corsa. Non so a stamattina di cosa si trattasse. Ci vado, sottovalutando enormemente l'entità dell'operazione, vestito da podista del giovedì; con tanto di Garmin che, tirandomi i peli del polso, mi indica latidutine e longitudine; ma non mi consiglia affatto di fare dietro front, e di andare a trasformarmi in giovane modello nel camerino del più lontano Upim già aperto: sono le tre del pomeriggio. Sgarro di molto uno dei dress-code più facili della mia carriera.
Entro dal comm. T*****, che, per prima cosa mi fa riempire la macchina, parcheggiata dall'altra parte del Comune, di tredici pubblicazioni che riguardano la città d'origine sua e di mia nonna. Avrebbe voluto comprendere anche il celebre dizionario della loro lingua dialettale.
Poi parliamo per venticinque minuti. Mi regala i biglietti di uno spettacolo, a dire il vero, mica male, che avrà luogo fra una settimana in una specie di mercato scoperchiabile. Ma l'interprete e regista è davvero un grande.
Allora io, come per coglionarmi da solo, gli chiedo se conosca qualche percorso interessante per fare una ventina di chilometri, magari salendo un po', per vedere dall'alto la serra a sud del golfo. Lui comincia con una descrizione di un nuovo quarto d'ora, di cui capisco poco più rispetto a quella da venticinque.
Mentre trotterello su per quel poggio - in cui, fra l'altro, ho scoperto un'assurda cittadella neo-rinascimentale anni cinquanta, con tanto di guglie e un castello per ogni abitante - la mia preoccupazione è che lui mi stia facendo seguire da qualche macchina per controllare che stia facendo davvero la strada che mi ha consigliato. La risposta, beninteso, sarebbe: col cavolo.
(Perennemente a dieta come sono, pure, non posso fare a meno di consigliarvi la meravigliosa sorpresa di questa decade da McDo')


Ieri ho finito di scroccarlo nella solita grande libreria. Avevo anche messo un segnalibro neanche tanto piccino. L’ho fatto perdipiù mangiandoci sopra Milka ai cereali. Per fortuna che avevo prima avuto il tempo di sfogliare qualche capitolo di In piena facoltà - testamenti campani raccolti da Salvatore De Matteis - l’unione, che ne ha fatto la forza, fra Io speriamo che me la cavo e Spoon River.








Commenti Recenti