Ho appena finito di operare a cuore aperto il mio iPod di terza generazione. Quello senza schermi a colori, per intenderci, fra intenditori. Devo dire che, non aver voluto dare retta all’assistenza di regime Apple - in tre o quattro occasioni - mi ha fatto temere il peggio; e comunque per sempre l’aggeggio porterà i segni dell’intervento: due fessure leggermente pronunciate sul lato destro dello schermo, lungo la sutura fra il cover bianco e il case cromato (o come li vogliate definire). In particolare, è stato impossibile procedere alla separazione di essi con lo strumento apposito che, su Ebay, mi ero fatto spedire da un distributore newyorkese, unitamente alla batteria: un cacciavite azzurrognolo che si è spuntato dopo i primissimi tentativi. Allora, ho scelto la lama meno invasiva del mio enorme coltellino svizzero (l’unico utensile con cui, fra parentesi, mi riesca mai di tagliarmi artisticamente le unghie) e ho proceduto con la determinazione e la vanagloria di un autentico falso medico.
Ora funziona e lo sto ascoltando. Davvero, se vi capita di terminare prima o poi i cinquecento cicli carica-scarica che avete a disposizione con ognuno di questi cosi, prima di farvi salassare di 99 euro o su di lì da un Apple store, date almeno una chance di incrinarsi definitivamente al vostro orgoglio per l’iPod.









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