Archivia per Marzo 2006



Porci con le ali a una mano sola

Quasi finito di scroccare - in modalità book-sharing con lo sfortunato che davvero lo comprerà - quello che il solito Antonio D'Orrico aveva definito, su Magazine scorso, "il best seller dell'estate 2006". E' strutturato allegramente come un porci senza le ali intergenerazionale, e a una mano sola - o come una lunga intervista doppia; un faccia a faccia con pochissime regole e consiglieri - "Ci vediamo al bar Biturico", di Paolo Doni e/o Giuliano Zincone*; in cui, ad un capitolo scritto da Giada su quanto sia anziano quel ridicolo che la squadra ai party ana-capresi, ne segue un altro in cui, quello stesso, tanto si sente ringiovanire dall'idea di stare a scrivere davvero un libro sull'amore tra una tredicenne e un (altro) anziano, che le mette in bocca espressioni come "in classe mia [...] io poi sono la straprima, modestamente"; manda anzitempo il dattiloscritto a D'Orrico; se lo fa pubblicare in questi giorni da Guanda.

Il motivo del mio post, comunque, era questo: c'è qualcuno che abbia il disco di Stefano Bollani in cui si suona l'omonimo brano?

[NEL CASO che mai doveste citare da qualche parte il titolo di questo mio post, vi prego di CITARNE anche la fonte.]

Herder

Qualche timore non solo reverenziale nell’approcciare fosse anche solo la sezione per l’infanzia della libreria in lingua tedesca di Montecitorio. Una sola panpina sfoglia un volume con pochissime figure, seduta su gradini che si scendono guardati da una ventina fra copertine di encicliche e dizionari a colori, cose che se fossero in latino non sarebbero più torve o intraducibili.

Si, surfare

Ora sono in treno, e praticamente posto dal cellulare Umts. Con il fondamentale ausilio di un programmino chiamato Opera mini, più la tariffa flat di un gestore di telefonia mobile, navigo in pagine perfettamente renderizzate, ad un costo irrisorio, se consideraste che la stessa cifra pagherei comunque, come faccio da mesi, per connettermi con pc e cellulare come modem. È lo stesso APN, bellezza!

Buona notte, e buona sorte

Vado a dormire. Domani mattina dovrei correre un venti chilometri con lo zio, quello cui ho dato la delusione (unitamente all’amico Gianni - proprio lui, il grande Morandi, unico Beatle italiano, che quest’estate per primo, nel Salento, mi iniziò un’altra volta ai piaceri della corsa: “Mi annoio, non riesco a vedere il paesaggio”. Ed egli a me: “Ma dai, devi ascoltare la storia che ti raccontano il tuo cuore, il tuo fegato, i tuoi polmoni”) di non essermi iscritto in tempo alla maratona del 26. Sapete quanto s’ha da aspettare per una previa visita dal medico dello sport? (Sappiate anche della vasellina di cui si cosparge un paziente all’elettrocardiogramma).
Insomma, l’ho scampata, almeno fino a Padova, o che altro si inventerà il ferreo calendario d’un www.podisti.net. Ma fino ad allora, ne saranno passati di olivi lungo le strade..

Severità engiadine

Non vi fa venire un po’ da ridere, anche al culmine della sua amministrativa severità, il ladino scritto a Scuol, uno dei posti più engiadini che abbia visitato?

D’altra parte, quello che più me ne piacque fu senz’altro l’allegra sincerità dei decoratori cinque-sei-sette-otto-anche novecenteschi delle facciate della casette tipiche ove, non potendosi permettere un vero architrave o addirittura un’altra luce nel fianco di una delizia come questa di sotto, invece di morire dall’invidia per le abitazioni di città, donchisciottescamente, ce li dipinsero sopra.

Crouching tiger, hidden hen

Taken in the outskirts of Bad Ischl, an austrian village not too far distant from Salzburg. It can be some way twinned with this one.

Batterie sostitutive sostituite

Ho appena finito di operare a cuore aperto il mio iPod di terza generazione. Quello senza schermi a colori, per intenderci, fra intenditori. Devo dire che, non aver voluto dare retta all’assistenza di regime Apple - in tre o quattro occasioni - mi ha fatto temere il peggio; e comunque per sempre l’aggeggio porterà i segni dell’intervento: due fessure leggermente pronunciate sul lato destro dello schermo, lungo la sutura fra il cover bianco e il case cromato (o come li vogliate definire). In particolare, è stato impossibile procedere alla separazione di essi con lo strumento apposito che, su Ebay, mi ero fatto spedire da un distributore newyorkese, unitamente alla batteria: un cacciavite azzurrognolo che si è spuntato dopo i primissimi tentativi. Allora, ho scelto la lama meno invasiva del mio enorme coltellino svizzero (l’unico utensile con cui, fra parentesi, mi riesca mai di tagliarmi artisticamente le unghie) e ho proceduto con la determinazione e la vanagloria di un autentico falso medico.

Ora funziona e lo sto ascoltando. Davvero, se vi capita di terminare prima o poi i cinquecento cicli carica-scarica che avete a disposizione con ognuno di questi cosi, prima di farvi salassare di 99 euro o su di lì da un Apple store, date almeno una chance di incrinarsi definitivamente al vostro orgoglio per l’iPod.

Invidia del becco

Sto preparando un pezzo sul significato dell’ultimo pezzo noto di Povia, anche se un po’ in ritardo; in particolare pensando al paragone con i suoi contrari più illustri: l’albatro di Baudelaire e Batman Begins di Frank Miller.
Intanto sappiate che, visitando il suo sito ufficiale, che è www.povia.net, un effetto si rende sonoro ogni volta che il mouse punta su di una delle icone che introdurrebbero alle varie sezioni di esso. Indovinate quale? Poi, uno schizzo verdognolo ne macchia l’icona, indicando all’utente chi o cosa, oltre al suo mouse, abbia la facoltà di aggirarsi fra quei simboli così autocritici eppur sorridenti.
Ci metto anche la vecchia di Mary Poppins?

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