Il giro di vie dintorno a lu caffé è una delle cinque-sei cose preferibili di questo mio soggiorno nella patria, e perfino includendo fra di esse le disponibilità di benzina semi-gratuita e di amiche d'infanzia a pagamento.
Accade che uno degli ultimi cantieri per la ri-pavimetazione a basoli separi di pochissimo due locali diversamente cult della città, e che una sola stretta passerella permetta tanto agli utenti dell'uno di raggiungere il proprio luogo di ritrovo preferito dopo aver lasciato, bene che vada, la Austin Metro sopra un marciapiede nelle lontananze; quanto agli affezionatissimi dell'altro di fare appena in tempo per il sottofinale del quartetto jazz, percorsi in tutta fretta i settecento metri più o meno restaurati che gli separano questo crocicchio dal palazzo barocchetto. Così, è salvando a stento le apparenze, che certi tossici sono forzati ad un inaspettato struscio contro finestre e fanciulle che non avevano mai odorato in fila al C*********; nell'attraversare quello che è il ponte levatoio della loro moralità di ribelli di mestiere; mentre i loro rivali di una vita possono osservare per la prima volta veramente da vicino un autentico punk-a-bbestia da tre generazioni, di cui una ante-litteram. C****, detto lu ****, che l'odioso percorso l'ha già compiuto, nel salutare compassionevole un Cici ancora impegnatovi, darebbe metà della trequarti che finalmente sorseggia, pur di non dover assistere, inerme, alla vista del vecchio amico - il più debole della compagnia; orribilmente compromesso e contaminato - che s'innamora seduta stante di una figlia di Maria masterizzata all'estero, colta nell'atto di rimpatriare una delle prime due o tre cose che diede via.









… mah …
a bella!