venerable bidet http://venerablebidet.com "Sono un uomo!" - "Nessuno è perfetto" Tue, 18 Nov 2008 13:39:01 +0000 http://wordpress.org/?v=MU it hourly 1 http://www.gravatar.com/blavatar/6ddcd8690cc27e992361be5edbc3573d?s=96&d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png venerable bidet http://venerablebidet.com Carramba che programma http://venerablebidet.com/2008/11/18/carramba-che-programma/ http://venerablebidet.com/2008/11/18/carramba-che-programma/#comments Tue, 18 Nov 2008 13:33:57 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=400

Sull’Opinione.

Carramba che fortuna, pur essendo un programma intrinsecamente consegnato all’epoca del reality, continua ad essere una delle trasmissioni italiane più classiche e rigorose.
E si badi che quello che più conta, riferendosi a Raffaella Carrà come ad un prodotto tradizionalista, non solo non c’è alcuna, seppure vaga, accusa di anacronismo, ma nemmeno una qualche taccia di operazione retrograda o nostalgica, sotto-culturale e non.

Carramba è come deve essere e come è sempre stato. Probabilmente, uno show che non avrebbe voluto e potuto commuovere tanto, se, ad esempio, fosse stato prodotto solo nei tardi anni ‘70 e primi ‘80. Ma che, se invece è sugli stomaci e non solo sugli occhi dei suoi fan che deve fare presa - se, dunque, si deve pur fondare su una necessaria spettacolarizzazione delle emozioni, altrimenti private, di gente comune - lo fa più con un spirito di vecchia guardia decadente che anticipa, piuttosto che di grigia attualità - scadente - che indietreggia.

La sigla è semplicemente strepitosa: un manifesto di resistenza alla mancanza di sincerità e di talento della televisione contemporanea. Il trionfo 2008 della finzione scenica, del piccolo medio artificio linguistico dietro ogni sipario, ogni trucco di una soubrette che, forse, solo in questa stagione della sua vita può trionfare del tutto, perché sempre più parte anch’ella, in prima persona, di una messa in scena essenziale che si va dimenticando: la menzogna infinita e demiurgica dello spettacolo.

Veri ballerini si muovono per un vero palco, e tutti sanno di mentire su ciascun elemento grammaticale del loro percorso salterino sulle travi. Sulla loro età, sul loro talento effettivo, sulla loro altezza e sul loro futuro, che spesso sarà infinitamente più noioso ed accademico di quello che ciascuna spettatrice sotto i 30 spera; ma comunque un bel po’ più avventuroso di quello che si aspetterebbero le rispettive madri. Eppure, magicamente, tutto funziona alla perfezione, per via di quell’insensata fiducia che gli si tributa, soprattutto da lontano, e che sia chiama fascinazione. Nessuno di loro compie gesti verosimili o in qualche modo quotidiani, nemmeno vagamente reali; ma proprio per questo realizzano l’unico reality show possibile: quello che mostra la meravigliosa mistificazione del mondo dello spettacolo, le idee che ci ispira, le critiche che si fa muovere.

Quando compare Raffaella, è più giovane della sua prima apparizione da piccola bolognese bionda. Un arco di trionfo video le restituisce le immagini più raffaellesche della sua carriera, e neanche per questo appare per un istante più anziana di quello che non è, semidea dei commentatori del suo blog Rai, mistilinea versione di tutto quello che non si potrà mai essere a casa, e per questo si vuole avere sullo schermo.

Il programma potrebbe anche finire qui. O, meglio, inziare con questa sigla e finire con l’altra, quella di chiusura, senza per questo smettere di essere anche il programma più profondo che esista dalle nostre parti, con l’eccezione forse di qualche puntata di Otto e mezzo in cui Lilli Gruber parla meno, e tutte le apparizioni di Philippe Daverio.

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La prima settimana di YouDem http://venerablebidet.com/2008/10/22/la-prima-settimana-di-youdem/ http://venerablebidet.com/2008/10/22/la-prima-settimana-di-youdem/#comments Wed, 22 Oct 2008 12:40:41 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=396

Domani sull’Opinione, per la rubrica di critica televisiva.

La prima settimana della YouDem Tv è partita, com’era prevedibile, troppo presto, e gli effetti si vedono tanto da un punto di vista squisitamento (si fa per dire) tecnico, quanto da uno grossolonamente contenutistico.
Ma battere di qualche giorno la Red Tv dalemiana era una prospettiva troppo allettante per chi aveva intrapreso la sua lunga strada verso la pubblicazione di una piattaforma imperfetta diversi mesi prima della web tv correntista.

E così, il canale è partito, con fermo bando alle assonanze con YouPorn, e anche alle accuse, che povengono dagli ambienti più variegati (in particolare il Claudio Caprara direttore di Nessuno Tv - sebbene sappiamo che Red Tv si baserà principalmente sull’esperienza proprio di Nessuno Tv) che il concetto stesso di libertà dell’utente di un concetto di web tv non possa essere messo a repentaglio dal concetto di Partito democratico.

Naturalmente, le prime prove di quanto sostengono i detrattori su questa posizione, sarebbero anche già arrivate. YouDem, per suo manifesto politico, è un canale aperto ai contenuti degli ascoltatori, ma come uno YouTube dai gusti leggermente più difficili, come una Current Tv di Al Gore, per la precisione. E, dal momento che i suoi “programmi” non sono solo visibili via internet e via cellulare di “ultima generazione” (come si attesta in vari disclaimer sul sito, forse per scoraggiare qualche indeciso), ma anche sul canale 813 di Sky, e dunque si potrebbe prima o poi fare sul serio in quanto ad ascoltatori e tipologie di ascoltatori, i dirigenti di YouDem si stanno dimostrando aperti soprattutto ai contenuti prodotti da essi stessi, o alle loro opinioni sui contenuti prodotti effettivamente dagli utenti.

Luca Sofri non fa in tempo a pubblicare sul proprio storico blog la segnalazione del primo, atteso sfottò a papa Ratzinger (siamo pur al cospetto di una web tv libera e di sinistra), che il video in questione, peraltro abbastanza ben montato, scompare, e al suo posto non resta che una funerea pagina di errore, che rimanda a cause di sovraccarico di server.

Il sito è peraltro fatto bene, è molto chiaro, perché si rivolge anche a chi non mangia pane e internet da un decennio, ma al tempo stesso è ricco di sezioni e di possibilità di personalizzare il proprio percorso al suo interno, per chi fosse invece più smaliziato e volesse fare le pulci all’operazione, magari anche attraverso un video autoprodotto, da inserire nell’apposita rubrica: “Faccia a faccia - confronto con chi non la pensa come noi”. Naturalmente, una delle più ricche di contributi e di idee, sia su come gestire un sito, che come gestire un’opposizione.

Una piccola smagliatura tecnica è il pulsante di play/pausa del lettore video integrato al centro delle pagine che, quando il cursore del mouse è all’interno dell’immagine, si mostra in tutta la sua enormità al centro dello spazio. E, dal momento che la maggior parte dei contributi sono ancora dei primi piani di filmmaker molto amatoriali, il pulsantone da cliccare somiglia tanto al naso di un pagliaccio che non fa ridere nessuno, almeno sua sponte.

Apprezzatissimi, invece, episodi come quelli caricati da utenti già noti per il la loro attività di produttori di video sul web, come quelli, immancabili, di Filippo e Mauro di Non Rassegnata Stampa.

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Candy Candy in un’ora e mezza http://venerablebidet.com/2008/10/21/candy-candy-in-unora-e-mezza/ http://venerablebidet.com/2008/10/21/candy-candy-in-unora-e-mezza/#comments Tue, 21 Oct 2008 15:46:06 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=393

Domani sull’Opinione pezzo sull’opera di un genio del montaggio.

Chiunque negli anni ottanta abbia avuto un cuore, e ha meno di 40 anni oggi, sa benissimo di chi stiamo parlando quando parliamo di Candy Candy.
Tutti gli altri, come succede da anni, faranno finta più o meno efficacemente di non averlo mai saputo. I più astuti, e fra questi non ultime alcune signore sulla sessantina che ne dimostrano fino a quindici anni di meno, simuleranno, con la stessa credibilità con cui mentono sull’età, di averlo invece dimenticato.
Candy, in ogni caso, è la più famosa orfana di orientamento tardissimo e romantico di cui si abbia traccia nella cultura nipponica ambientata nel Regno Unito. Si, perché Candy era inglesissima.

Una delle prime cose che di questa interminabile e bellissima serie a cartoni animati si apprende, non appena un vecchio spettatore raggiunga l’agognato senno di poi, è proprio il fatto che Candy raccontava, in modo molto originale per i suoi tempi, di sentimenti e di emozioni che ancora oggi sono attualissime e validissime, anche nel nostro mondo, se non altro perché gran parte del nostro mondo, se abbiamo conosciuto Candy Candy in tempi utili e non sospetti, è stato talmente influenzato da Candy Candy che, se facciamo proprio attenzione, non ce ne siamo resi conto, ma abbiamo chiamato nostro figlio Clin (come l’animale selvatico da compagnia della nostra dama con l’ermellino contemporaneizzata preferita).

Il fatto che qualcuna delle nostre conoscenti abbia sposato uno zampognaro di nome Antonio che si ostinava a chiamare Anthony, poi, non fa che avvalorare la nostra tesi.
Del resto, parliamo di Candy proprio in questi giorni perché è solo da qualche settimana che l’epoca di Youtube ha restituito all’umanità un’opera di una certa rilevanza, che non gode ancora di abbastanza rispetto da parte dei media tradizionali.

Un certo utente di nickname Culttoon2, un vero genio del montaggio e immenso conoscitore degli universi candiani, ci ha reso un servizio inestimabile: ha riassunto tutte, e diciamo tutte, le puntate di Candy in un film ragionatissimo di un’ora e mezza circa. Tagliando fuori tutto quello che, naturalmente, solo un miscredente senza rispetto più neanche per Suor Mary avrebbe potuto definire superfluo. Ma, anche, ciò che una persona del tutto normale, fra una sessione e un’altra di conference call in lingua straniera, oggi, non potrebbe comunque più apprezzare.

Il lavoro di Cultoon2 è visibile dopo una semplice ricerca su Google al grido di: “Candy Candy film di montaggio”.

Quello che è più straordinario è che è davvero possibile godere dell’intreccio pur andando così profondamente a scapito della fabula. L’odio per la famiglia Legan, l’affetto incredibile per il misterioso Albert, l’amicizia con Archie e Steve, i misteriosissimi modi in cui tutti questi personaggi fossero strettamente imparentati, tutto rivive in quell’ora e mezzo suddivisa in piccoli episodi da dieci minuti l’uno, quanto è il tempo massimo concesso a un semplice utente di YouTube per ciascun contributo.
Unico, profondo dolore, il momento esatto in cui ci rendiamo conto del taglio, forse in fondo evitabile, della famosissima scena del roseto con Anthony.

La stessa scena grazie alla quale decine di conoscenti di ognuno di noi avevano imparato che si è più belle quanto si ride che quando si piange. Salvo poi cominciare a frignare una scena dopo.

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Raffaella Fico declinata http://venerablebidet.com/2008/10/16/raffaella-fico-declinata/ http://venerablebidet.com/2008/10/16/raffaella-fico-declinata/#comments Thu, 16 Oct 2008 15:36:03 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=390

Domani su l’Opinione.

Raffaella Fico - dovete sapere - è una ex concorrente del Grande Fratello che un mese fa si era messa in testa un’idea meravigliosa, nascosta fra i ricci di cui è naturalmente e napoletanamente dotata: vendere la propria verginità per un milione di euro. Ora, Raffaella Fico è lungi dal non provarci neanche, ad declinare il suo nomen omen per la gioia dei figli delle lettrici di Diva & Donna. Raffaella è un bellissima ragazza dotata di un calore più che semplicemente mediterraneo: quasi libanese. E’ di quelle brunette di piccola statura che sono sarebbero la delizia dei fumettari, e invece, molto spesso, finiscono per essere l’accompagnatrici dei soliti ignoti noti imprenditori delle didascalie di Chi.

Dunque, niente di straordinario nel cercare di vendersi, o quantomeno affittarsi, in cambio di somme di denaro. Forse, il vero elemento di disturbo (o di estraneità), in questa prima parte della vicenda, è la presunta verginità di un essere umano ventenne di livello e di sesso femminile che abbia partecipato alle selezioni del Grande Fratello, le abbia superate, che abbia partecipato al reality e ne sia uscita da mesi. Del resto, ci vengono presto in mente tutti i notissimi luoghi comuni che si riferiscono alle verginità delle alunne di istituto di suore negli anni ‘70 e ‘80. Ma tant’è.

Ora, forse il dramma di questo mese di attesa è da imputare al fatto che, chiunque possa dirsi a ragione titolare di un milione di euro liquidi, di questi tempi, o lo terrebbe per sé o lo saprebbe spendere in ventine di modi migliori, per altrettanti suicidi finanziari in vista della prossima catasfrofe borsistica. O, semplicemente, al fatto che Raffaella si sia un poco sopravvalutata.

I fatti sono che la cifra non solo non è stata corrisposta, ma non si è neanche giunti ad alcuna seria trattativa al ribasso. Unica voce confermata da interviste ad Alfonso Signorini è che un imprenditore trevigiano avrebbe proposto la metà, ma senza troppo successo, o comunque senza troppa credibilità. Niente, nessuna fonte giornalistica, eventualmente degna di una notizia del genere, ha lasciato lo spazio per una speranza, un vecchiardo mediorientale, un parente acquisito di palazzinaro.

Fino a che, nella puntata di questa settimana, le Iene di Davide Parenti non si sono travestite da assistente di sceicco, nella persona del grandissimo Paolo Calabresi, e non hanno fatto la loro proposta a Raffaella.

Tutto nello stile Iene, non c’è che dire, forse solo una mano un po’ troppo calcata quando si tratta di ergersi a paladini della buina fede, o a smascheratori di operazioni pubblicitarie comunque relativamente rispettabili, e soprattutto ottime oliatrici di ingranaggi televisivi e mediatici in generale.
L’incontro è recitato davvero benissimo, con una Fico emozionata e pochissimo incredula.
Quello che emerge, chiaramente è che le possibilità di scenari, dietro al no (perché di no si tratta) sono due.

O Raffaella ha mentito sulle sue intenzioni, per pubblicità, oppure ha mentito sulle sue condizioni (sempre per pubblicità), e ha preferito lasciare i sospetti sulla seconda ipotesi (che comunque funzionerebbe, mediaticamente), pur mettendo per sempre a repentaglio eventuali più serie intenzioni di nuovi acquirenti.

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La Rai gioca alla mamma su YouTube http://venerablebidet.com/2008/10/15/la-rai-gioca-alla-mamma-su-youtube/ http://venerablebidet.com/2008/10/15/la-rai-gioca-alla-mamma-su-youtube/#comments Wed, 15 Oct 2008 13:56:26 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=387

Anticipazione di un pezzo di domani su l’Opinione.

Il lento processo di avvicinamento dell’antica Rai al web compie in questi giorni un’accelerata talmente decisa che perfino i giornalisti de la7, la prima della classe nel settore, potrebbero cominciare a sentire una discreta quantità di fiato sul blog.

Già un anno fa la Rai si era dotata della chicca di un account YouTube da “director”, cioè personalizzato col proprio logo e i propri contenuti - a dire il vero, però, fino a ieri ancora decisamente scarni e poco interattivi. Una sorta di Blob “ottimista e di sinistra”, solo apparentemente personalizzabile dall’utente, nei suoi corsi e ricorsi di servizi chiave dei tg e backstage di infotainment dai nomi poco usati.

Da oggi le cose cambiano, e di molto. Il nuovo accordo Rai-YouTube (e dunque Rai-Google) prevede una distribuzione decisamente massiccia di contenuto online: saranno presenti anche programmi relativamente interessanti, e ben oltre il vetusto limite della clip da 2-3 minuti. Inoltre, lo spazio sarà suddiviso in canali tematici, di modo che i bambini che ne usufruiranno - certamente, ben prima e più efficacemente dei loro genitori - possano evitare con accuratezza di guardare i cartoni animati loro riservati.

Per le malelingue, si trattava ormai dell’ultima risorsa per Google per non incorrere, anche nei confronti della Rai, nei soliti problemi di violazione sistematica di copyright, da parte degli utenti di YouTube. Così, anche la Rai diventa utente, e caricare ghiotti spezzoni dall’Isola dei famosi, perfino di quelli con nipple slip (tecnicamente: scapezzolamento), non sarà più prerogativa esclusiva e illecita di studenti di scienze della comunicazione a riposo, ma di abili dipendenti di Piero Gaffuri, il direttore di Rai Nuovi Media. Lo stesso Gaffuri dà il benvenuto agli ospiti della sua pagina YouTube in un inglese stentatissimo, di persona.

Per avere un’idea di quanto lunghe e pionieristiche possano essere le battaglie legali che conseguono a prese di posizione contro la democratica e scroccona grande Rete, non bisogna mettere il naso molto più lontano di Cologno Monzese, perché Mediaset ne sta combattendo una da diversi mesi. L’obbiettivo è far sì che YouTube cancelli il made in biscione caricato sui propri server, per poi finire senz’altro per firmare un accordo simile a quello Rai, magari dopo i necessari mesi di sensi di colpa.

La verità è che operazioni come quella della Rai non possono che fare bene al destino della televisione. Significano pubblicità a bassissimo costo per contenuti che non sarebbero comunque visti da nessuno. Rappresentano una visione di pari opportunità per tutti i numerosissimi, piccoli produttori di contenuti audiovisivi, che si ritrovano davanti agli occhi la visualizzazione concretissima dei propri effettivi poteri e limiti: competere, non solo simbolicamente, con gli stessi strumenti, pagina contro pagina, visite contro visite, con un network storico e un tempo monopolista.

Come quando anche i giornalisti di un “certain regard” (o retard) cominciarono a darci sotto con i blog, un mezzo libero e disponibile a tutti, che non godette di vero prestigio finché non venne usato anche da chi, di norma, ucciderebbe o ha ucciso a più riprese volte la propria madre, pur di avere spazio in altri contesti comunicativi.

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Nessun favoreggiamento alla Carfagna http://venerablebidet.com/2008/10/03/nessun-favoreggiamento-alla-carfagna/ http://venerablebidet.com/2008/10/03/nessun-favoreggiamento-alla-carfagna/#comments Fri, 03 Oct 2008 15:23:07 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=384

Domani in edicola su l’Opinione

Cast della grandi occasioni, a Porta a Porta, la notte di questo giovedì. Il solito ensemble variegato, da variante di barzelletta sporca, stavolta è dedito al tema della prostituzione. Un prete, un ministro, un’attrice, una giornalista e un giornalista-cliente (per sua ammissione e nostra delizia) discutono intorno alla questione morale (e logistica) di come fare a meno di questa categoria, vecchia come il mondo, fonte di desiderio rinnovabile, alternativa alla sempre più ripida burocrazia dei sentimenti, altro oppio dei benestanti.

Mara Carfagna, possiamo dirlo senza alcun favoreggiamento, non era forse mai stata così bella in televisione. Veste d’una camicetta chiara, leggermente aperta sullo sterno divino, tessuta in uno di quei filati che non possono esistere in natura, e che ci ricordano, quando siamo ispirati, l’idea che ci facciamo delle camicette del futuro quando siamo bambini, e guardiamo troppa televisione, o semplicemente poche sfilate di un certo livello. E’ astratto, nuovo, relativamente impalbabile eppure concretissimo.

La medesima camicetta pare mettere la dita nel naso e sollevare di peso quella, a pois, indecisi, che indossa la sagace Ritanna Armeni.
Gli orecchini di perle del ministro delle Pari opportunità dicono solo una cosa, e perfettamente all’unisono: “ho voglia di passeggiare per la strada senza dover spiegare ai miei figli quali siano le mansioni principali di tutte quelle signorine che vestono così male, agli angoli di essa”.
Simona Izzo, dal canto suo, siede al posto grattandosi, spesso,
la nuca, con l’aria chi saprebbe esattamente che battuta fare e in che momento farla (”che zone frequenta il ministro Carfagna?”), ma non la fa, semplicemente perché sta pensando alla sua nuca, da circa un quarto d’ora di godimento.

Chi possiede veramente le risposte, qui, è senza dubbio Roberto Gervaso. Non solo, come Ritanna, è convinto che le idee della Carfagna sull’inasprimento della sindrome di Boccadirosa siano contro le donne, ma pensa anche che la maggior parte delle donne sia contro le donne. Non solo dal punto di vista, sacrosanto, dei diritti delle donne che Ritanna e mezzo prete sopra tutti rivendicano e argomentano.
Gervaso narra aneddoti di una sua vita precedente, con affetto, una certa devozione, e soprattutto rispetto per le maestranze.

Non c’è bisogno di impugnare la legge in mano, come fa il ministro quando, nel porgerla a un Vespa silenziosissimo, ci rivela che non indossa la gonna che speravamo, per capire quanto ci si trovi dinanzi a due modi opposti di considerare l’argomento.
Da una parte, la facile ironia sulla prostituzione diretta e quella indiretta, quella fattuale e quella concettuale; ironia che alberga ad ore anche nel cervello del cameraman meno sveglio in studio (sì, proprio lei, lei che ha capito tutto di quella camicetta). L’idea che la prostituzione in sé non sia altro che una metafora della maggior parte delle cento, mille piccole e medie contrattazioni con la nostra dignità che ci capita di perdere o vincere ogni giorno, ogni ora.

Dall’altra, un desiderio di far emergere una calo del desiderio di disordine, di brutture, di acciacchi all’estetica e alla morale cui, forse, sarebbe anche il caso di dare voce.

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Uomini e donne, strage linguistica e morale http://venerablebidet.com/2008/10/01/uomini-e-donne-strage-linguistica-e-morale/ http://venerablebidet.com/2008/10/01/uomini-e-donne-strage-linguistica-e-morale/#comments Wed, 01 Oct 2008 15:47:31 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=382

Domani su l’Opinione

Ogni tanto, forse, vale la pena di tornare a guardare Uomini & Donne, come parenti di vittime di gravi delitti irrisolti che sentano il bisogno di rivedere, di tanto in tanto, la scena del crimine. Del resto, molto spesso, parenti di vittime di Uomini & Donne lo siamo davvero.

Questo programma, più che di un semplice delitto, è il reo confesso di una strage: linguistica, spesso morale, a volte semplicemente esistenziale, per centinaia di migliaia di adolescenti di ogni età, estrazione e pronuncia della parola “love”. Una disgrazia, quella di guardare con attenzione Uomini & Donne, che non risparmia certo laureati, anche in università pubbliche e, quel che stupisce maggiormente, anche diversi adulti non del tutto vaccinati, che scorgono nelle lunghe “esterne” e nel gergo da appuntamento galante 2008 che è l’ossatura della trasmissione, un Manuale d’amore che sia più attuale e meno doloroso o divertente da applicare rispetto a quelli diretti da Giovanni Veronesi.
C’è poco da dire sulla struttura del programma che non si sappia già, e che non si dispressi già.

Eppure, nei pomeriggi d’autunno, non è impossibile scorgere intere camere doppie di bocconiane - dal discreto tempo libero, e dalla notevole disponibilità economica e di fascino (alcune, si dice, somigliano persino alla velina bionda) - intente a far finta con se stesse di leggere Diva & Donna, mentre non fanno altro che guardare la De Filippi. Quando se lo confessano a vicenda, diventano amiche per la vita.

Quello che avviene in scena, è presto detto. Uomini o donne che rispondano ai gusti della conduttrice, a turno, si posizionano al centro dello studio, e attendono che esponenti del sesso opposto usino argomentazioni atte a chiarire a tutti (corteggiatori, tronisti, figuranti, e pubblico tutto) quanto di fatto li desiderino sessualmente e sentimentalmente, nel caso approfondendo in appuntamenti in giro per Roma, ripresi dalle telecamere. In pratica, è una rappresentazione del disvelamento della spacconata, della menzogna o, in genere, della stronzata da corteggiatore, trasmessa in televisione, per anni ed anni.

Alle spalle dei troni campeggia una sorta di minaccia, o di memento mori della televisione - già in fase terminale, del resto - sovraesposto nell’atto stesso del principale tentativo della sua dissoluzione, Maria De Filippi: “Cristian e Federico sceglieranno la donna che potrà essere la compagna della loro vita”.

I tronisti sono sempre accompagnati sempre da Gianni Sperti e Tina, che ne rappresentano in qualche maniera eccentrica e a tratti inquietante il futuro, nel caso veramente le loro cose professionali vadano per il verso giusto. Non osare immaginare come potrebbe andare in caso andasse male è uno degli hobby principali dei protagonisti di questo show.

Novità di quest’anno: sempre più, bisogna ammettere delle piccole medie epifanie di realtà fanno breccia nel cielo di cartavelina che tutto osserva, e tutto perdona, in un clima in cui la licenza poetica è usata anche in prosa. Esempio: una nunzia del pubblico, in studio, accenna al fatto che il tronista Federico non si capisce bene perché sia a farsi corteggiare lì, dalla De Filippi, quando al suo paese è già uno dei più ambiti e trombacchioni. Per un attimo lo sguardo di Federico si inalbera come da copione; fa per controbattere alla sua rivale quando, tutt’a un tratto, il sopracciglio depilato si distende e risponde, ormai quasi sorridendo: “Che, ma te sei de Bracciano?”.

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Nostra Senette del varesotto http://venerablebidet.com/2008/09/25/nostra-senette-del-varesotto/ http://venerablebidet.com/2008/09/25/nostra-senette-del-varesotto/#comments Thu, 25 Sep 2008 15:18:23 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=379

Domani sull’Opinione

Ah, Francesca Senette! Non si può stare né senza di lei su Rete 4, né con lei su Rai Due. Eppure, come rispettando una di quelle infallibili, cosiddette leggi del pessimismo di Murphy, è proprio questa la situazione che i palinsesti italiani propongono allo spettatore di questo autunno. La conduzione dell’Italia allo specchio (alle 14.40, dal lunedì al venerdì significa molte cose per la giornalista. Prima di tutto, l’addio a quella sorta di aura di stagismo d’alto bordo che incorniciava le sue impressioni video presso Emilio Fede.

In secondo luogo, l’addio della fascia del primo pomeriggio di Rai 2 all’atmosfera leggera e ammiccante dell’Italia sul 2, in favore di una cappa pesante e relativamente giustizialista, oltreché piuttosto poco credibile a quell’ora e con quei mezzi (le minifiction ricostruttive di coltellate, rapine, sparatorie). Gli spettatori in dubbio se darsi o no a Uomini e donne, sono avvertiti. Morale della favola: la Senette, da una parte, perde di colpo la dose esatta di credibilità che aver condotto per anni la rubrica Sipario del Tg4 poteva comportare; gli spettatori perdono il minimo intrattenimento che le loro speranze su Milo Infante che finalmente si decideva a provarci con Monica Leofreddi potevano comportare.

Abbastanza infighita dal suo blog ultra-gloss - e dall’odore forte di mastoplastica - Francesca, dunque, tanto fa sentire la sua mancanza al pubblico del Tg4 (anziani in cerca di opinioni forti, giovanotti di mezz’età in cerca di emozioni deboli), quanto la sua presenza a quello di Rai 2 (anziani in cerca di emozioni forti, giovani in cerca di opinioni debolissime).
Tratta le marchette all’Isola dei famosi come un affare di stato, e gli affari di stato come marchette al politico ospite di turno.

Ma quel che è peggio è che è nata nel varesotto, ma intepreta l’idea di accento e linguistica milanese di successo come una studentessa in corso dello Iulm. Realizza metafore sugli aperitivi nel corso di interviste delicate; abusa della preposizione semplice “in” nei complementi di stato in luogo anche quando sarebbe preferibile, o obbligatoria, una preposizione articolata; quando ha un’idea brillante per sintetizzare un concetto silenzia tutti e grida: “copertina!”, suggerendola a un direttore di giornale in studio dal naso turato e piuttosto infastidito.
Del suo programma, quello che non può che restare memorabile sono proprio le ricostruzioni di sinistri di cui accennavamo sopra.

Giovani attori, pizze fredde, calzoni, e tutti i mezzi disponibili sono impiegati al massimo delle loro possibilità per la riduzione scenica di rapine aizza-vecchie di alta qualità e comicità, ci si augura, insperata.

Solo, si ha spesso qualche difficoltà a rappresentare i personaggi dei cattivi albanesi o romeni, perché nelle colluttazioni coi piccoli e medi imprenditori lombardi cui vogliono sottrarre ogni bene e coniuge, spesso si lasciano andare in gergalismi da piccoli e medi imprenditori del triveneto, con le conseguenza dal punto di vista della perdita di drammaticità che non vi stiamo a dire.

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La morte apparente di Marge Simpson http://venerablebidet.com/2008/09/24/la-morte-apparente-di-marge-simpson/ http://venerablebidet.com/2008/09/24/la-morte-apparente-di-marge-simpson/#comments Wed, 24 Sep 2008 15:21:50 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=375

Domani in edicola con l’Opinione

Una delle ultime operazioni tardodadaistiche dei blog italiani è riuscita una volta di più a far riflettere i vecchi media (mentre i nuovi pubblicitari sghignazzano) su quanto grande possa essere il potere di una bufala ben distribuita. I blog, che sono il territorio dei giornalisti fai da te ad alto tasso di professionalità fake, ogni tanto danno il meglio di sé.

Quando, senza alcun bisogno di fingere qualità o competenze che non hanno, e che non avrebbe alcun senso per loro avere, esprimono una forza che è invece gli è propria ed esclusiva, come connaturata a questi scrittori di internet. Non c’è giornalista in odore di Pulitzer al mondo che sappia dare una notizia finta come un blogger in odore di farsi quattro risate (anche alle spalle di fior di direttori), o di farsi linkare o notare. Questo, perché è nel codice genetico del blogger, da prima ancora che si chiamasse così, da quando era semplicemente l’animatore o il molestatore dei gruppi di discussione di Usenet (ancora validamente attivi sullo scibile e nel mondo, del resto), deridere il medium ufficiale, il comunicatore patentato, il pianeta delle scimmie che voleva ricolonizzare.

Il blogger, se ci pensate, è la parodia nata del giornalista della carta stampata, è come una scimmia che lo sfotte allo specchio facendo tutto il contrario di quello che fa lui, sebbene con perfetta sincronia.
Il tema del caso di questi giorni è solo relativamente triviale: la presunta morte di una delle presenza fisse all’interno di una delle serie televisive più amate di sempre.

Il 17 di questo settembre compare su Giornalettismo.com un post a firma Ciro Ascione (guardacaso, troll confesso, disturbatore professionista della rete), che annuncia la decisione, da parte della produzione dei Simpson, di far morire Marge, la madre di famiglia della famiglia gialla, al termine della ventesima stagione della serie. Non si riportano fonti della fuga di notizie, se non quella di un fantomatico responsabile del “visual catering”. La morte non dovrebbe avvenire in maniera “eroica, ma non si esaurirà nemmeno in una gag facile”.

Immediatamente anche i più autorevoli blog televisivi italiani si occupano di riportare la notizia. Dopo qualche giorno, come nella famosa barzelletta sul carabiniere che muore in ritardo rispetto alle altre vittime della barzelletta che fa letteralmente morire dal ridere, anche alcuni giornali e testate web fanno lo stesso. E’ il caso di Libero e di Dagospia, in particolare. Ricordiamo nell’occasione che Dagospia fu anche la prima fonte a riportare la falsa intercettazione fra Berlusconi e Confalonieri, che costò la chiusura al blog La privata Repubblica.

Bisogna attendere il 23 settembre per un nuovo post di Giornalettismo.com, blog dedicato proprio al dibattimento umoristico e non sul rapporto fra vecchi e nuovi media, da parte di una squadra di blogger prestati al giornalismo e viceversa: doppiamente insider di mondi apparentemente in lotta, ma felici ogni tanto lavarsi l’un l’altro le mani.

Il post rivendica l’origine fake della notizia e l’effettiva bravura del suo autore, il troll Ciro Ascione. Se ne rammenta il curriculum con una breve rassegna delle sue imprese sul web, fra cui la storica invenzione di un’Associazione Borromeo contro la violenza nei videogiochi, negli anni ‘90.
Chissà Feltri e D’Agostino come l’avranno presa.

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http://venerablebidet.com/2008/09/24/la-morte-apparente-di-marge-simpson/feed/ giodestefano
La Gelmini e lo stato di supplenza http://venerablebidet.com/2008/09/23/la-gelmini-e-lo-stato-di-supplenza/ http://venerablebidet.com/2008/09/23/la-gelmini-e-lo-stato-di-supplenza/#comments Tue, 23 Sep 2008 15:23:58 +0000 venerablebidet http://venerablebidet.wordpress.com/?p=373

Domani su l’Opinione.

Dopo la lunga pausa estiva, la ripresa della programmazione di Porta a porta non sembra aver apportato alcuna particolare bonifica al format di Bruno Vespa, che continua a navigare placidamente nell’acqua sua stessa, quella che i proverbi salentini identificano come miglior sistema in cui cuocere al meglio un polpo.

I ministri mutano, i gabinetti pure, ma il succo di ogni puntata da Bruno rimane lo stesso, da anni ed anni o, perlomeno, dacché Renato Mannheimer è una presenza fissa nella fase terminale e solo apparentemente meno dolorosa delle nostre giornate. Porta a porta è la versione televisiva del concetto di incomunicabilità novecentesca, vari anni dopo che le prove letterarie, teatrali, figurative sullo stesso tema hanno dimostrato il loro fulgore e poi il loro fallimento, una dopo l’altra.
Vespa no, non fallisce nel suo intento poetico, forte e limpido come un richiamo della foresta, avvertito chiaramente ogni volta che un ospite viene ascoltato dal suo rivale dirimpettaio di divano; ogni volta che un concetto chiave non viene espresso da un sommario fuorviante del conduttore, a cose fatte; ogni volta che qualcosa sembra andare per il verso giusto.

Bruno è sempre lì, a tendere la mano al perfezionismo nell’imperfezione, col suo telecomando mitologico, lo stesso che ha il potere di affidare alla sincope concettuale ed estetica l’incomprensione di quello che deve restare incompreso, e la comprensione totale di quello che deve essere gentilmente adulterato. Anche il sociologo Renato sbatte gli occhi da topolino, qualche volta, quando si esagera davvero. Ma non è il caso della puntata di lunedì, decisiva dal punto di vista della grande questione della scuola elementare e del numero esatto dei suoi insegnanti.

Perfino il sindacalista della situazione, Enrico Panini il segretario confederale FLC-CGIL, pare filogovernativo, e usa numerose metafore tratte dal mondo dei bicchieri mezzi vuoti e mezzi pieni per descrivere l’eccesso di clamore che generano questioni come il fatto che la scuola italiana non sia considerata una delle migliori del mondo, come per lui, di fatto, è.

Anzi, la nota stonata nel contesto proviene proprio dal ministro Mariastella Gelmini ivi presente, che è talmente fuori contesto che cerca di sovrapporsi al buon Panini anche se lui è lungi, per il momento, dall’andarle contro. Viene fuori che qualcosa non sta andando per il verso giusto, e Vespa indice piccoli, istantanei sondaggi sull’umore del governo a riguardo, affidandone l’esecuzione materiale e, in qualche modo, testamentaria all’umore di don Mazzi.

Bisogna attendere qualche minuto ancora per il momento indimenticabile della puntata: l’occasione in cui Mariastella in persona lascia la sua poltrona (metafora del suo dicastero) e, raccolta un’autentica bacchetta più fennechiana che alla De Amicis (metafora dell’area di interesse del suo dicastero), ci illustra dei grafici sulle condizioni della nostra pubblica istruzione.
Siamo chiaramente davanti a un piccolo momento vespiano epocale, di quelli che la gente ricorda a lungo, e che vorrebbe tanto dimenticare.

La Gelmetti, per qualche istante, con quelli attributi chiarissimi ma enigmatici al tempo stesso, da iconografia sacra, è l’immagine più flagrante del nostro stato di supplenza.

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